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Profilo biografico di Madre Mectilde del SS. Sacramento (Catherine de Bar)
Madre Mectilde de Bar è una figura poco conosciuta in Italia, anche nell’ambito monastico e religioso. Nata a Saint-Dié, in Lorena (Francia), il 31 dicembre 1614, entra giovanissima in un fervente convento di Annunciate a Bruyères. La guerra dei trent’anni, che mette a ferro e fuoco la Lorena, nel 1635 disperde la comunità di cui Catherine de Bar era già superiora; dopo due anni di orrori, di fughe, di pericoli inauditi, ella è accolta fraternamente come ospite nel monastero delle Benedettine di Rambervillers, anch’esse monache fervorose. Una forte attrattiva per la vita benedettina porta Catherine a chiederne l’abito; l’11 luglio 1640, col nome di Catherine de Sainte Mectilde, si lega al monastero emettendo i voti dell’ordine. Ma un’epoca assai più triste si apre: solo due mesi dopo, la comunità di Rambervillers, ridotta all’estremo dalla povertà, deve disperdersi; Catherine riprende la vita raminga in cerca di rifugio nella semidistrutta città di Saint-Mihiel, troppo a lungo teatro di guerra tra austriaci e francesi; in una “celletta” poverissima. In questo periodo essa si consacrerà al mistero di Gesù nell’Eucaristia assumendo il nome di Mectilde del SS. Sacramento. Questa situazione insostenibile fu paradossalmente il punto di partenza di un altro peregrinare che, attraverso esperienze di vita monastica, porterà madre Mectilde alla piena maturità. Nel 1641, grazie all’interessamento di san Vincenzo de’ Paoli, Mectilde è accolta a Parigi dalla grande riformatrice di Montmartre, Marie de Beauvilliers. L’anno seguente la troviamo vicino a un’altra grande riformatrice: Laurence de Budos, abbadessa della Trinità di Caen. Anch’essa, come l’abbadessa di Montmartre, avrebbe voluto trattenere con sé madre Mectilde, ma unico desiderio di lei, era riunire i membri sparsi del monastero di Rambervillers. Intanto, nell’agosto 1643, madre Mectilde si trasferiva vicino a Parigi ove pensava di raggruppare la comunità. L’osservanza venne infatti ripresa con l’ufficiatura, la clausura, l’astinenza. Alcune sante amicizie che saranno di prezioso appoggio per la fondatrice, risalgono a questo periodo, come pure gli inviti, mai accettati, a dirigere questa o quella abbazia; ma le difficoltà, le privazioni, la malattia sono intanto il suo pane quotidiano. Dopo ancora alcune esperienze, nel 1650 hanno di nuovo inizio gli orrori della guerra. Madre Mectilde con cinque compagne va a Parigi, ma lì l’attendono privazioni spaventose; dopo parecchi mesi di prove durissime, le “piccole suore lorenesi” sono fatte segno dell’interessamento di alcune nobili dame; è l’inizio di un nuovo periodo in cui i numerosi amici di madre Mectilde saranno per lei un appoggio provvidenziale. Se da una parte dovranno essere superate gravissime difficoltà di ordine canonico e burocratico, dall’altra, proprio in questo periodo e per influenza di questo gruppo di amici, si viene delineando la fisionomia della futura fondazione. Ma le molte difficoltà cui abbiamo accennato, furono risolte inaspettatamente proprio là dove nascevano: la regina Anna d’Austria, reggente, che aveva messo il veto a qualsiasi nuova fondazione, aveva dato l’incarico a l’Abbé Picoté, di emettere in nome di lei un voto propiziatorio onde salvare l’ancor minorenne Luigi XIV dai pericoli della guerra della Fronda. Picoté, a nome della regina, faceva voto di favorire la fondazione di un monastero in cui il SS. Sacramento fosse adorato giorno e notte in riparazione dei sacrilegi moltiplicatisi durante le guerre; come esecutrice del progetto propose madre Mectilde, priora delle benedettine esuli di Rambervillers.
onorevole, con la corda al collo, davanti a una colonna sormontata da un cero acceso. Si tratta evidentemente, di un cerimoniale che oggi è un po’ vecchio stile, contrassegnato dal gusto e dalle abitudini dell’epoca. Tuttavia la nuova comunità cominciava con questo atto solenne l’adorazione riparatrice in uno spirito che era precisamente quello della spiritualità francese più classica: i numerosi testi lasciati da madre Mectilde lo provano con sovrabbondanza. Ormai ella avrebbe dovuto assumersi sino alla fine il peso del superiorato, ma non volle mai altro titolo che quello di priora. Il 22 agosto 1654, con atto solenne, ella dichiarava la Vergine Maria abbadessa perpetua della nuova congregazione. A riprova della vitalità dell’istituzione seguirono alla prima altre sette fondazioni e tre aggregazioni. La madre aveva ormai compiuto la sua missione sulla
terra (la sua morte avvenne il 6 aprile 1698): ella aveva donato alla
Chiesa quei sette ostensori luminosi (i monasteri fondati) radianti
splendore dall’Ostia santa, che erano stati oggetto di una sua visione
durante l’infanzia. Ma sarebbe in errore chi credesse che l’orientamento eucaristico avesse trasformato in sacramentine le figlie di San Benedetto guidate da madre Mectilde. Erede della migliore tradizione monastica, consigliata e appoggiata da illustri monaci sia nella fondazione che nella stesura delle Costituzioni e anche nell’espandersi dell’osservanza, madre Mectilde fu sempre e fino in fondo, una vera benedettina. Pur dando tutta l’importanza al culto eucaristico, essa lo inserì nel quadro preesistente della vita monastica organizzata, senza creare contrasti, né squilibri. Ora il suo Istituto ha raggiunto numerose nazioni. In Italia ne venne portato il seme a Seregno da Madre Teresa Lamar nel 1880. La Serva di Dio Madre Caterina Lavizzari dopo alterne vicende trasferisce la sede a Ghiffa, sul Lago Maggiore. In pochi laboriosissimi anni, il seme si sviluppa e si trasforma in frondoso albero che propaga i suoi rami dal Verbano sino alla Sicilia. | ||
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