C.A.V.  

CENTRO di 
AIUTO alla VITA

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Tre esperienze...

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Vi proponiamo tre nuove esperienze di donne che hanno coraggiosamente raccontato la loro storia, più un'esperienza molto positiva. Ci auguriamo che possano fare del bene.

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     Piango quel bimbo mai nato 

     Due compagne di liceo che si incontrano per caso per strada, entrambe con una bambina in passeggino. Sono passati vent’anni. Ci si abbraccia, si dicono le cose essenziali “Sono medico, ho due figlie” la vita coagulata in quattro parole nel rumore del traffico. La voglia di fermarsi, via... almeno un caffè. 
Anna sorride ancora come allora, in un liceo di Milano alla fine degli anni Settanta. La bimba le somiglia in modo straordinario. Nell’incontro casuale si ritrova, come per un incantesimo, l’intimità da compagne di banco.
     E si parla di figli. Tu ne hai tre, io ne ho due. Mi piacerebbe, dice Anna, averne un terzo, ma col lavoro è impossibile, e però mi dispiace, fra poco ho quarant’anni... 
É un attimo, un’ombra sulla sua faccia: «Ce ne sarebbe stato un altro». Una pausa. «É successo all'inizio dell'università. Alla vigilia di un capodanno ho scoperto di essere incinta. Mi ricordo ancora la farmacia dove ho fatto il test: è in centro, non ci sono mai più entrata. "É positivo", mi hanno detto, e io mi sono sentita crollare il mondo addosso. I miei non mi avrebbero mai perdonato. E io, quel bambino non lo volevo: l'idea anzi che “qualcuno” vivesse dentro di me mi suscitava sgomento. 
É stata una decisione veloce, e, credevo, semplice. I miei non hanno saputo niente. Il mio ragazzo ha cercato di “sdrammatizzare”: «In fondo - m'ha detto - è un giorno in ospedale». Questa sua frase non l'ho mai dimenticata. Razionalmente ero d'accordo con lui, eppure una parte di me è stata ferita tanto che dopo poco l'ho lasciato. E poi c'erano le amiche, femministe come lo erano tante allora. Le due con cui ho parlato mi hanno aiutato materialmente: mi hanno consigliato un ginecologo “amico”, e si sono offerte di accompagnarmi. Sono state solidali; ma non mi hanno detto di pensarci ancora.
     Una pausa, un altro caffè. 
«Il ginecologo era, effettivamente, un medico “democratico”, come si diceva allora. Non mi ha fatto problemi. Anzi, siccome la gravidanza era proprio all'inizio ha praticato un intervento in studio, un'aspirazione, m'ha detto, dolorosa ma rapida, e ho pagato solo la visita. Sono uscita sollevata. Ero pallida nello specchio dell'ascensore di casa, mia madre non si è accorta di niente. Mi sono messa a studiare. Poi improvvisamente sono scoppiata a piangere, come non avevo pianto mai: un pianto disperato. Ero sbalordita perché, in realtà, io non capivo perché piangevo. Ho telefonato alla mia amica: è il crollo ormonale, m'ha detto, poi ti passa.
E certo poi ti passa, e ho smesso di piangere, e anche, per anni, di pensarci. Io non sono credente, e la parola "rimorso" non mi appartiene, mi ricorda le lezioni di catechismo, tristi e noiose. E però, quando sono rimasta incinta di Chiara il ricordo di quel giorno è tornato. Al terzo mese ero molto apprensiva, e il medico per rassicurarmi m'ha consigliato un'ecografia. M'hanno fatto sentire il battito del cuore, quella luce piccolissima che s'accendeva e spegneva sul monitor. E io in quel momento ho detto a mia figlia grande un centimetro: "Eccoti, ciao, ti aspettavo!". Poi non subito, ma piano, sotterraneo, l'altro pensiero; il pensiero di quello che non è nato. E dopo che è arrivata Chiara, e poi la sorella, continua a tornare questo pensiero, tagliente. Sai che cos’è di meraviglia un bambino di pochi mesi, se pensi: ce n'era un altro, come questo, con questi occhi, e io non l'ho voluto, ti manca il fiato».

Un silenzio. La bambina in passeggino dorme, l'altra sta quieta, intenta sul suo telefonino giocattolo. «Rimorso, non è una parola che mi appartiene - dice Anna - io sto parlando di un dolore. L'aborto, nel clima dei miei vent'anni, era prima di tutto un diritto da rivendicare. Le amiche mi hanno sostenuto: la nostra libertà sopra tutto. E quel giovane medico ha risolto in fretta il problema, senza fare domande. Sono stata io a non volere quel figlio: io ho scelto. Ma, nel clima di quegli anni, sembrava quasi che rifiutare un figlio fosse un'affermazione positiva di libertà. Del dolore, non mi avevano parlato". 
     É tardi, ci si saluta, ci vediamo, o forse no. Venti minuti di sincerità, di verità "private" su un figlio non avuto, parole taciute fra le tante gridate sui giornali.


Ornella 

     Mi chiamo Ornella. Purtroppo non posso dire di essere una «mamma coraggio»: a 18 anni ho abortito e poi non sono più diventata mamma. Succede spesso così. L'essere sola con il tuo problema ti porta a commettere il più grosso errore, uccidere tuo figlio. Dopo, intorno a te c'è solo buio, le motivazioni che ti eri costruita per giustificare quella scelta perdono consistenza, si dissolvono e lascia no il posto solo a tanta rabbia. Rabbia per non aver avuto la forza di accogliere un figlio. 
Per me il dramma è cominciato quando ho potuto vedere con i miei occhi che chi avevo abortito era gia un bambino e non, come mi dissero al consultorio, «un ammasso di cellule». 
Il pensiero del mio bambino che non c'è più diventa assillante, capisci che tutto è stato ingiusto, profondamente ingiusto, e che non puoi parlarne con nessuno. So che alcune donne, passate attraverso la mia esperienza, sostengono di non provare sensi di colpa, forse non vogliono accettare la verità per evitare di soffrire. Ma quasi sempre questa maternità stroncata ha conseguenze tragiche e segrete; chi uccide suo figlio uccide in realtà se stessa. Un sincero cammino di dolore, di verità, di presa di coscienza è l'unico in grado di riaccendere la speranza nelle donne che hanno abortito. 
Da questo orribile tunnel si può uscire, riscoprendo dentro di noi l'Amore. 
     Un giorno, una ragazza che aveva abortito mi disse che era stanca di aggrapparsi a qualcuno per ricominciare, perché poi le capitava di scivolare di nuovo nel suo dolore. Le ho risposto di affidarsi a Dio, perché per ricominciare ad amare dobbiamo sperimentare la gioia grande di essere per primi amati. E dopo, troviamo pace e serenità nel cercare di evitare alle altre il dramma che abbiamo vissuto noi. E questo che ho fatto in questi anni; nel quotidiano impegno all'interno del Centro di Aiuto alla Vita penso di aver imparato una cosa consolante: quanto abbiamo seminato non è mai perduto. 
Nei consultori pubblici spesso il tutto si risolve nella programmazione di un piano contraccettivo per il futuro, mentre per il bambino che c'è già non è prevista alcuna iniziativa di salvezza. In quanti consultori: la donna viene avvertita che esistono i Centri e i Servizi di Aiuto alla Vita, che lì è possibile trovare un aiuto per tutt'e due? 
Spesso la donna va ad abortire convinta del fatto che quell'intervento sia del tutto normale, come un'appendicite, pensando che «se la legge lo permette, allora è giusto». In questo modo la donna è vittima di una legge profondamente ingiusta, senza sapere che quel gesto provocherà due vittime, il suo bambino e lei stessa. 
Per questo io mi rivolgo ai consultori pubblici, chiedendo in modo accorato a chi vi lavora di pensare al dramma senza fine che produce un aborto e pregandoli di segnalare a quelle mamme l'alternativa dei nostri Centri per la Vita. I Centri non vogliono sostituirsi ai consultori, ma vogliono collaborare per salvare vite umane e difendere la dignità della donna. 
Siamo qui pronte a difendere la vera libertà delle donne, perché l'aborto non è certo un atto di liberazione... ma di profonda e ingiusta schiavitù: quel figlio negato sarà una voce che ti accompagna per tutta la vita, e che grida dentro di te; è la voce di un amore che la sua stessa mamma ha deciso di trattare come una cosa che non le apparteneva. 
Ma invece quella che lei ha negato era anche la sua vita, anche la sua storia, anche la sua capacità e voglia di amare. 

                                                                                                                                                                 Ornella

  Valentina: Non mollare mai! 

Ciao a tutti coloro che amano la vita.

Mi chiamo Valentina, ho 18 anni e vivo in provincia di Venezia. La mia storia che in breve vi racconterò è iniziata l’8 giugno 2002 durante la pizza di classe di quarta superiore quando dopo aver fatto il test di gravidanza ho scoperto di essere incinta e in una frazione di secondo il mondo mi è crollato addosso.
Inizialmente visti i miei 17 anni e la paura di una situazione troppo grande avevo pensato di
... e sì, Miguelito ha ragione! abortire. Ne ho parlato poi con i miei genitori che mi hanno fatto riflettere ma la conferma della mia scelta sbagliata è avvenuta quando ho sentito il battito del cuore di quel piccolo esserino che avevo dentro di me e tornando a casa decisi di portare a temine la gravidanza. Dopo aver parlato con il mio ragazzo ed i suoi genitori fermamente convinti che l’aborto era la decisione migliore ho iniziato ad andare avanti giorno dopo giorno con la forza datami dalla creatura che tenevo dentro di me.
I mesi passavano ed era sempre più bello sentirlo dentro di me muoversi, calciare, sentirlo VIVO.
Al quinto mese il mio ragazzo ha cominciato a salutarmi e a chiedermi della mia bambina perché avevo saputo che sarebbe nata Gioia; a dicembre però ha ribadito il suo pensiero iniziale, non voleva prendersi alcuna responsabilità ma io ho continuato la mia vita con l’affetto dei miei genitori e dei miei amici che mi sono stati tanto vicini e che ringrazio.
Il 27 gennaio 2003 alle ore 6.50 è nata Gioia 3350 gr e 52 cm di lunghezza. Non sono mai stata così felice, l’ho tenuta tra le braccia e guardandola negli occhi le ho giurato amore eterno.
Ieri Gioia ha compiuto un mese di vita… io sono felice perché ho fatto una scelta che mi ha cambiato la vita e che non ho mai rimpianto. Darò a mia figlia l’amore di madre e anche quella di un padre che non avrà mai la soddisfazione di vedere la propria figlia crescere e augurargli il buon giorno ogni mattina con il suo dolce sorriso.
La vita è una cosa meravigliosa, non uccidiamo una creatura che ci possa amare, che ci fa tornare il sorriso anche nelle giornate più buie, fate come me: dite SI ALLA VITA!!!!!!!!!!!
Vorrei ringraziare il centro aiuto vita e invito tutte le ragazze in difficoltà di contattarlo perché non vi lascerà sole ed inoltre un ringraziamento particolare a Giorgio Gibertini perché è una persona meravigliosa .
Spero di avervi fatto riflettere con la mia storia, se volete farmi qualche domanda questo è il mio indirizzo e mail: piccolajoy84@katamail.com  

                                                                                                            Con affetto
Valentina

Prima di continuare, vi proponiamo una vignetta di "Mafalda"! Non vogliamo scherzare su di un argomento tanto serio, ma solo "sorridere seriamente" dato che in fondo la piccola contestatrice, dice una grande verità!
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provate a darle torto...

  Ecco ora un'altra testimonianza, si tratta de: "L'EDITORIALE" della rivista "Sì alla vita".
E' di Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita Italiano
(www.mpv.org ).

     Per una volta, l’editoriale è dedicato al racconto di un fatto. Perché i fatti dicono più di tanti discorsi. E questa è storia di una donna, malata di mente, che contro tutto e tutti accetta la gravidanza cha avanza in lei. E questo la porta a riconciliarsi col mondo e con la sua esperienza passata 

     I fatti parlano più delle teorie, 
Questa volta nel mio editoriale voglio raccontare un fatto. M'è capitato di visitare in una città d'Italia (mi è stato chiesto di mantenere l'anonimato e quindi non dire di che città si trattasse e cambierò anche i nomi delle persone) una splendida istituzione che accoglie persone malate di mente. 
     Mi colpiscono subito il sorriso e la gioia dirompente delle due suore che mi ricevono. Gli ambienti non sono soltanto puliti e ordinati, sono anche gradevoli: si susseguono salottini e sale di riunione. Niente a che vedere con lo squallore, talvolta orrendo, dei vecchi manicomi.
     Passiamo tra malate e malati che stringono la mano, baciano le suore, le abbracciano. Mi colpisce una donna che, avvicinando il suo viso a quello di una delle due suore, dice: “Ti voglio sempre bene. Non dimenticherò mai quello che abbiamo pianto insieme!".
In seguito chiedo spiegazioni alla suora. La malata è schizofrenica, ha 40 anni. Alle spalle un aborto volontario e due figli che le sono stati tolti e dati in adozione. Una nuova gravidanza. Pesanti interventi dei medici e dei familiari perché abortisse. Dicono i primi: "è meglio che si liberi del figlio, ha già subìto pesanti sconvolgimenti psichici e non potrebbe sopportare il nuovo trauma del parto e del distacco!". 
Dicono i secondi: "lei non è in grado di decidere. Siamo noi che dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Lei deve abortire". Cosi l'intervento è deciso per una certa mattina. 
La suora dell'istituto che sto visitando viene a saperlo dai medici, dai familiari e dalla stessa ospite la sera prima. Non ne aveva mai parlato e non sapeva neppure che la donna fosse incinta... 
"Sa, mi dice, in queste cose dobbiamo entrare con delicatezza, in punta di piedi. Altrimenti ti accusano di plagio. ma quella sera la ragazza era inquieta; appariva recalcitrante, incerta. Perciò le ho chiesto: "ma tu, che vuoi?” e agli altri ho detto: "deve scegliere lei!”. A quel punto lei mi ha detto "se tu mi tieni per mano, allora non ho paura dei miei parenti e dei medici". 
L'ho presa per mano; gli altri si sono inquietati e hanno persino minacciato. "La responsabilità è vostra" dicevano i fratelli "noi ce ne laviamo le mani. Non chiedeteci più aiuti di nessun tipo". 
Così la ragazza è venuta a dormire nella mia camera e le ho tenuto la mano per tutto il tempo. E' nata alla fine una bimba, Maria. 
I medici avevano detto che i farmaci somministrati alla paziente erano pericolosi per la bambina. Così lei per tutta la gravidanza non ha assunto medicine, con conseguenze facilmente immaginabili anche dal punto di vista della sofferenza fisica. Alla nascita ha voluto che la figlia fosse data in adozione, ma ha chiesto ed ottenuto di averne una fotografia e di poterla tenere un po' in braccio. Ora dice spesso: "Le ho dato la vita, le ho dato un nome, so che sta bene. So che la Madonna la proteggerà perché le ho dato il suo stesso nome". Va detto che da quando ha accettato la gravidanza la nostra paziente è più calma, ha una vita di relazione più significativa. Dare la vita le ha attenuato gli effetti traumatici dei parti precedenti”.
     Mi pare bello raccontare questo episodio. Vien fatto di chiedersi, in certe situazioni, chi sono i sani e chi i malati di mente? Non posso dire il nome della donna quarantenne che ho incontrato, ma lo ricorderò sempre. E mi piace dedicare questo editoriale a lei ed alle due suore gioiose, festose, entusiaste e sorridenti in mezzo ai malati di mente e - ma di questo parleremo un'altra volta - ai malati terminali di tumore che vengono accolti e affettuosamente seguiti in un altro reparto della medesima casa. 

Carlo Casini - luglio 2004 

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 MAMMA
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Amare la vita "fino a morire"

     Ci permettiamo di aggiungere una testimonianza "di Cielo" per dimostrare fin dove può giungere l'amore di una Mamma per il suo bambino. Stiamo parlando della Beata GIANNA BERETTA MOLLA (1922-1962) che è stata beatificata il 24 aprile 1994. Gianna è volata in cielo il 28 aprile 1962 esattamente otto giorni dopo aver dato alla luce la sua quarta creatura che il padre, ing. Pietro Molla, ha voluto chiamare Gianna Emanuela in ricordo della Mamma.
     Gianna ha portato a termine consapevolmente (era laureata in medicina) una gravidanza a rischio ben sapendo che la sua vita era seriamente in pericolo.
     Ebbe tre bambini. Nei primi mesi di una nuova gestazione, le venne diagnosticato un grosso fibroma uterino che non le avrebbe permesso di condurre a termine la gravidanza. Pronta ad ogni sacrificio, si sottopose a intervento chirurgico per l'asportazione del male, ma decisa e implorante di «salvare» il bambino. Ripeteva: "Sono pronta a tutto, pur di salvare la mia creatura". Accettò coscientemente di morire per dire «sì» alla vita del suo bambino.
     Testimonia l'ing. Molla: "... Gianna aveva fiducia nella Provvidenza; si rendeva conto che se fosse morta avrebbe lasciato quattro figli, ma sapeva che per il bimbo che aveva in seno lei era assolutamente indispensabile, mentre per gli altri era necessaria, ma non indispensabile. A loro avrebbe pensato la Provvidenza". 
     Per questo poté dire al marito qualche giorno prima del parto: "Pietro, se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete - e lo esigo - il bimbo. Salvate lui".

     Possa questa eroica Mamma, sostenere e proteggere tutte le donne che hanno una qualsiasi difficoltà per una vita in arrivo. Sia di conforto e di sostegno per scegliere sempre di dire il SÌ che fa scegliere la Vita invece della morte. 

 

Con gioia completiamo questo brevissimo profilo di Gianna: sua Santità Giovanni Paolo II, domenica 16 maggio 2004 ha proclamato la dottoressa Gianna Beretta Molla: SANTA!!! 

Se si vuole conoscere meglio questa splendida figura di sposa e di madre, suggeriamo le seguenti biografie:
"Per amore della vita - Gianna Beretta Molla, medico e madre" 
Fernando da Riese - ediz. Città Nuova (1994)

"Una vita per la vita - Gianna Beretta Molla"
Giuliana Pelucchi - Edizioni Paoline (1994)

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     Nella nostra zona di Gallarate, opera il C.A.V. a Cassano Magnago che è una delle 260 Sedi operanti in Italia, nelle quali si può trovare aiuto, competenza e comprensione in tutte le situazioni dove una nuova vita non desiderata o non voluta è motivo di gravi preoccupazioni economiche, sociali o psicologiche, che talora possono spingere anche alla soppressione della nuova vita.
     Le persone che collaborano nel C.A.V. non si impegnano per "qualcosa" (lire od euro che siano, dato che sono tutti volontari), ma per "Qualcuno" e noi vogliamo ringraziare queste persone che pur rimanendo sconosciute ai più, collaborano con Dio nel "salvare" l'uomo, soprattutto il più debole ed indifeso.
Il C.A.V. di Cassano Magnago si interessa soprattutto ai problemi dell'ambito dei Comuni del Decanato di Gallarate, ma può fornire gli indirizzi di altri Centri in Italia.

     Uniamo indirizzo e telefono. Chi volesse dare la propria disponibilità e il proprio sostegno economico si può rivolgere per informazioni ai seguenti numeri telefonici. Questo vale anche per chi avesse qualche problema per una nuova vita che nell'annunciarsi presenta anche gravi difficoltà sul piano economico, sociale o psicologico.

C.A.V. di Cassano Magnago (VA) - Associazione ONLUS
Piazza S.Giulio n. 17
Tel. 0331/200438 - 201406

oppure: S.O.S. VITA ' Numero verde 8008-13000
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Se si desidera fare un'offerta (anche piccola piccola... verrà usata per l'acquisto di latte in polvere per neonati e pannolini) al CAV di Cassano Magnago si può usare il bonifico bancario:

Banca Credito Cooperativo
Via IV novembre - Cassano Magnago
ABI  08404  CAB  50110   CIN S   c/c 04

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    ... dalla Comunità Monastica...

     Abbiamo deciso di dedicare una pagina del nostro sito al C.A.V. di Cassano Magnago (Varese) perché sia un poco più conosciuto, sostenuto e... stimato!
 
    Sappiamo che qualcuno si è stupito per questo nostro interessamento alla vita già dal suo primo albore... e perché mai? Noi AMIAMO la vita e i bambini non meno di tutte le donne di questo mondo. Se abbiamo rinunciato ad avere una famiglia con dei figli nostri, è perché ne volevamo molti di più.... Così in Dio ci sentiamo veramente MADRI se non fisicamente, senz'altro spiritualmente, ma questo non ci fa disprezzare la maternità, tutt'altro. Per noi è anzi una grande sofferenza sapere che la vita umana può essere soppressa già nel suo primo sorgere e quindi ci viene spontaneo guardare con simpatia coloro che si battono per difenderla ed aiutarla.

Perché... DIO É VITA E AMA LA VITA!